Il Capodanno è alle porte e tutti si accingono a festeggiare il nuovo anno: giusto.
Tutti, meno 456 di noi (secondo http://lombardia.indymedia.org/node/12229 che vi invito a visitare ).
Sono i morti sul lavoro del 2009 in Italia, al 27 dicembre: persone che un anno fa erano con noi a festeggiare l’anno nuovo, ignari del fatto che quel Capodanno per loro sarebbe stato l’ultimo della loro vita. E non per cause naturali – il che sarebbe nell’ordine delle cose – ma per l’incuria e l’avidità di altri esseri umani che, in nome del “dio Profitto”, hanno consapevolmente barattato l’altrui vita con qualche “spicciolo” – si fa per dire – in più.
Le chiamano “morti bianche” ma in realtà sono nere: non solo perchè ogni morte è “nera” ma perchè spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro “padroni”: padroni della loro vita. E della loro morte.
Da quando ci fu la strage alla Thyssen, ad ogni Capodanno il mio pensiero vola a Coloro che nel corso dell’anno che inizia perderanno la propria vita sul posto di lavoro: inconsapevoli (forse) salutano l’anno che ruberà loro la vita.
Non vi appaia fuori luogo questa riflessione alla vigilia del Capodanno:
se coltiviamo indifferenza raccoglieremo barbarie.
Per questo, nell’augurarci un sereno anno nuovo, rinnoviamo la consapevolezza che questa vergogna, in grado di mietere più vittime di una guerra, è resa possibile dal nostro silenzio e dalla nostra assuefazione. E fin quando continueremo a credere che un problema è tale solo se ci sfiora da vicino, i veri morti, dentro, saremo noi. Allora…
BUON CAPODANNO!
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